La storia

 

"Una cornice di verde, un grappolo di case abbracciate strette strette sotto un cielo quasi azzurro con cenci di nuvole che vi stazionano sopra. Dietro l'obiettivo della macchina fotografica che la ritrae c'è non solo il fotografo ma tutti quelli che vivono Canna ormai nei ricordi: una culla di verdi speranze, un grappolo di uomini e donne coesi, uniti e sempre presenti, cenci di nuvole diventate un giorno minacciose che hanno spinto tanti lontano. Non è un sogno, un quadro, una foto, ma tante vite."

Arturo Settembrini

Canna è un paese in provincia di Cosenza. Sorge sulle colline dell'Alto Ionio Cosentino, a 417 m sul livello del mare, circondata da ulivi secolari e dal bosco di Commaroso. Ha una popolazione di circa 800 abitanti e un'economia basata principalmente sull'agricoltura.

Il paese ha preso origine, nel XV secolo, da un piccolo nucleo di case i cui abitanti erano originari di Nocara.

È certo che il paese fu feudo della famiglia dei Sanseverino, conti di Lauria (la famiglia Jelpo, che si insediò in Canna costruendo l’omonimo palazzo con annesso il mulino e frantoio, discende dal comune di Lauria) e di quella dei Loffredo, che diventarono duchi di Nocara e marchesi di Canna. Nel 1498, infatti, re Ferdinando d’Aragona concesse la proprietà a Pirro di Loffredo, già Giustiziere di Basilicata. Quest’ultimo, residente a Potenza, non potè però amministrare personalmente le proprie terre e fu pertanto costretto a cedere la reggenza a un certo Melazzi, feudatario di Pietragallia, probabilmente imparentato con la famiglia Loffredo.

Nocara e Canna passarono poi ai Merlini, ai Calà, ai Pignatelli e al marchese di Villanova, che nel 1781 le vendette a Vincenzo Virgallito. Solo nel 1788 Canna ottene l’autonomia amministrativa. I Melazzi continuarono ad abitare nel piccolo centro fino al XIX secolo, quando tutti i beni furono venduti dall’ultimo erede della casata alle famiglie Pitrelli e Failla. Dalle poche fonti storiche pervenute si ha notizia di un cenobio dei Frati Minori Osservanti (o Santa Maria di Loreto), probabilmente fondato prima del 1487. Di questo convento, che ospitava la congregazione dei Frati Minori Osservanti e nel quale si celebrava il rito bizantino, rimane soltanto un cantonale (ferro profilato per uso murario). Pare che all’inizio del XVIII secolo i monaci abbiano abbandonato una prima volta il cenobio, sia per il cattivo stato di conservazione del fabbricato che per l’insalubrità del luogo.

In alcuni documenti dell’epoca si legge che nell’aprile del 1713 “l’Università di Canna” inviò una supplica alla Sacra Congregazione dei Vescovi e Regolari, pregando i Frati Minori di ritornare nel convento. In cambio avrebbero ottenuto un’entrata annua di quarantadue ducati e mezzo. Dieci anni dopo però i monaci abbandonarono definitivamente il cenobio per trasferirsi in quello di Santa Maria degli Antropici in quel di Nocara. Oggi soltanto pochi anziani ricordano la struttura e la chiamano “Madonn du rit” (mutamento della denominazione Madonna di Loreto).

Solo in epoca recente Canna divenne un feudo baronale, governata dai baroni Toscani, originari di Napoli. Quest’ultimo aveva l’autonomia monetaria in quanto deteneva l’autorizzazione a “battere moneta”.