Voglia d'osteria

Voglia d'osteria

Lasciatemi andare
all’osteria;
non per cantare!
Voglio consumare
ad uno ad uno
ogni pensiero
che come un peso
grava sul mio scrigno.

Quanti siamo stasera!
Tante solitudini,
col gomito sul tavolo
e la mano a puntellare
i propri pensieri.

Oste, un rosso
cupo come colui che cerca
l’ultima schiarita.
Ma non riflette che ombre:
le mie e sue ombre
che non lasciano alcun varco
per sognare il cielo
d’azzurro colorato
o di stelle quando è buio illuminato.

Lassù,
gli occhi vedono solo rancori
che sono più delle stelle;
carezze, baci e dolci suoni
sono andati nel mondo
che non c’è.
Ancora un buon bicchiere,
amico di sventura!
Su bevi,
bevi anche tu,
tanto per gustare.
Alla salute!
E venga l’allegria,
da tempo nascosta
oltre i recessi.

Vedrai che arriverà
e come un albero dal vento
ci spingerà
nel buio di una stanza.

A vegliare!

 

 

Poesia n. 167 del 29 settembre 2007